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Il segreto dei suoi occhi


Il segreto dei suoi occhi è un film del 2009 diretto da Juan José Campanella.
Benjamín Esposito è un ex pubblico ministero della Procura di Buenos Aires ormai in pensione. Nella solitudine dei suoi giorni, decide di scrivere un romanzo.
Ma il soggeto riguarda un caso su cui lavorò 25 anni prima, una storia che tutt'ora lo ossessiona e tormenta.
Tornato a Buenos Aires, ritrova il suo superiore tutt'ora in servizio, Irene, con la quale rievoca il controverso caso, uno stupro e omicidio avvenuto nel 1974.
Ciò lo riporetrà non solo a rivivere quel periodo, ma anche a confrontarsi con sentimenti taciuti con cui tutt'ora convive.

Un crimine irrisolto
E' questo l'icipit che apre la storia.
Le parole su carta di Benjamin diventano immagine vivide e ci trascinano insieme a lui.
Poi queste immagini si distaccano dalla carta per divenire espressione del ricordo, in alternanza all'attuale in cui incontri, discorsi e luoghi le richiamano.
Un amore sospeso
E' il tipo di amore che caratterizza questo film.
L'amore del marito per la moglie defunta che lo mantiene fermo e gli dà forza nel perdurare.
L'amore silenzioso di Benjamin per Irene che, nel passare del tempo, resta lì, immutato e malinconico.
L'amore ossessivo dell'assassino.
Un finale da scrivere
Un finale?
Ma quale?
Perchè quando crediamo che tutto sia finito e risolto, qualcosa accade e rimette tutto in discussione.
Davvero un film sorprendente in cui i flashback si armonizzano perfettamente con lo scorrere della vicenda.
Le atmosfere, nonostante i toni caldi che prevalgono nella fotografia, si amalgamano con i luoghi e le parole, vero punto di forza, sono evidenziate da inquadrature e movimenti che permettono concentrazione non solo su di esse, ma anche sui dettagli.
E gli sguardi, veri protagonisti, si sostituiscono a risposte, pensieri e sensazioni in un gioco di complicità.
Ottima l'interpretazione dei comprimari, espressione piena dell'umanità dei protagonisti.
 
Un meritatissimo oscar come miglior film straniero.


The Butterfly Circus

“Signori e signore, ragazzi e ragazze, ciò di cui ha bisogno questo mondo è un po’ di stupore”

The Butterfly Circus è un cortometraggio del 2009 diretto da Joshua Weigel.
Narra la storia di Will, un uomo nato senza arti che lavora come "fenomeno da baraccone" in un circo.
Si può considerare l'attrazione principale, ma questo non dà gloria nè soddisfazioni in quanto è soggetto a derisione e scherno sia dal suo principale, che lo mostra al pubblico come "Una perversione della natura. Un uomo, se così lo si può chiamare, a cui Dio stesso ha voltato le spalle!”, che dagli spettatotri.
Questi atteggiamenti hanno fatto sì che Will non si fidi della gente e che egli stesso si veda con i loro occhi.
Un giorno però, un uomo lo guarda con occhi diversi e gli dice "Sei magnifico!", ma Will crede sia il solito scherno e non lo tratta certo con garbo.
Quest'uomo però, non è altri che il signor Méndez, direttore del Circo della Farfalla.
Saputo ciò Will lo segue e scoprirà un mondo in cui non è la diversità e l'imperfezione a fare spettacolo, ma lo stupore.
Qui si esibiscono contorsionisti, giocolieri, trapezisti..... tra movimenti pieni di eleganza, forza e colore.
Creature magnifiche e irraggiungibili agli occhi di Will, ma il signor Méndez lo sfida con una frase:
“Se solo tu potessi vedere la bellezza che può nascere dalle ceneri”
E così, per necessità e un pò per caso, Will si trova ad affrontare se stesso e asuperare i limiti che si era imposto per potersi finalmente trasformare da bruco in farfalla.
Una bellissima metafora della vita, in cui il riscatto dipende solo dalla volontà di credere in noi stessi.....


Amazing Grace


Amazing Grace è un film biografico del 2006 diretto da Michael Apted.
Questo parla di William Wilberforce, giovane politico inglese che, sostenuto dalla sua profonda fede, lottò per l'abolizione della tratta degli schiavi.
Eletto giovanissimo alla camera dei comuni, dedicherà la sua vita (e la sua salute) al movimento anti schiavitù.
La sua lotta si protrarrà per anni, fra ricerche di testimonianze, petizioni, publicazioni e sensibilizzazione delle masse.
Un'onda contro uno scoglio di interessi economici che al tempo stesso denigrano ma sostengono l'Inghilterra.
Le buone intenzioni talvolta non bastano, è allora che si cerca di aggirare l'ostacolo.
Ed ecco che l'onda si camuffa in ruscello, aggira lo scoglio ed ottiene i primi risultati.
Infine, nel 1807, la camera approverà l'abolizione del commercio degli schiavi, prima nel Regno e successivamente anche nelle sue colonie.
Il film ci mostra il carattere di quest'uomo (semplice, mite, di fede, appassionato e al tempo stesso corroso) e la sua vita per la causa.
La regia è narrativa, accompagna la storia per favorire lo spettatore.
Ma la perfetta comprensione degli eventi non giustifica la completa calma.
Non vi sono, infatti, momenti particolarmente enfatizzati.
Forse solo lo srotolamento della petizione ha qualcosa in più, ma comunque insufficiente.
La prova degli attori sostiene ciò che la regia non valorizza, soprattutto il protagonista interpretato da Ioan Gruffudd. 
La fotografia si sposa bene con le ambientazioni e con gli umori, pur mantenendo prevalentemente i toni caldi.
I costumi rispecchiano perfettamente l'epoca storica e ben caratterizzano i singoli personaggi.

Il titolo del film deriva dalla canzone Amazin Grace, uno dei più famosi inni cristiani in lingua inglese scritto da John Newton, un exmercante di schiavi che aiuterà Wilbeforce con la sua testimonianza.
"Amazing grace, how sweet the sound
That saved a wretch like me !
I once was lost, but now I’m found
Was blind, but now I see."

La Passione di Cristo

La Passione di Cristo è un film del 2004 diretto da Mel Gibson.
Ampiamente criticato, ritengo personalmente che sia un vero Capolavoro.
La cruenza di molte scene hanno ingiustamente portato ad inserire questo film tra gli splatter (eresia è il termine giusto poichè è evidente che si tratta di un film storico/drammatico) e scatenato polemiche sull'antisemitismo.
Ciò che invece abbiamo dinanzi, non è altro che una ricostruzione più che plausibile degli avvenimenti inerenti quantomeno i comportamenti e le usanze terrene, poichè di tutto chiò che è divino ci affidiamo al credo ed alla fede.
Ricostruzione, dunque, delle ultime ore di vita di un uomo chiamato Gesù.
Come incipit, ci ritroviamo nell'orto degli ulivi per concludere con la resurrezione.
Durante la narrazione troviamo vari flashback, inseriti in maniera tale da non dare discordanza; anzi, spesso ci aiutano a comprendere azioni e sguardi immediatamente successivi.
La musica accompagna le scene senza mai prevalere, tranne in quella finale dove invece aiuta a mantenere forte l'emozione visiva.
La fotografia e la regia sono ineccepibili.
L'immagine è al tempo stesso narrazione ed emozione visiva.
Anche la scelta di mantenere i costumi su colori spenti aiuta l'atmosfera generale e si amalgama con le splendide scenografie (interamente girato in Italia, in specifico nei Sassi di Matera).
Gli attori poi eccezionali, tra cui spiccano anche diversi nomi italiani di tutto rispetto.
La scelta di mantenere i dialoghi in aramaico e latino può dare fastidio in un primo momento, ma assolutamente aiuta a rafforzare il pathos.

Quasi Amici


Quasi Amici è un film del 2011 diretta da Olivier Nakache e Eric Toledano.
Narra la storia di Philippe, aristocratico benestante e colto che, rimasto paraplegico a seguito di un incidente di parapendio, assume Driss, ragazzo di colore dei sobborghi appena uscito dal carcere, come badante.
Non aspettatevi la solita storia strappalacrime in riferimento a gravi handicap fisici, questo è il racconto di un rapporto umano che và al di là della compassione.
Quest'ultima è letteralmente esclusa, sia per volere di Philippe, sia perchè assente dal carattere di Driss.
Atteggiamenti e sentimenti, belli e brutti, sono reali e si scontrano in mondi opposti che cercano di convivere e perchè no, anche di comprendersi.
E' una storia d'amicizia che fa sorridere col cuore.
L'ottima sceneggiatura è sostenuta da una regia semplice che accompagna il racconto senza forzare.
La colonna sonora è sorprendente, qui la musica classica e contemporanea giocano fra loro per essere comprimari col risultato di esaltarsi a vicenda.
E' lo specchio stesso dei protagonisti.
E' un film che consiglio col cuore ^_^.

Shlinder's List

Un Signor film.
Spielberg ci porta nella vita di un uomo non proprio perfetto che, senza rendersene conto, è diventato un eroe.
Uno spaccato della crudeltà dell'uomo e della banalità che assume il significato della vita durante la guerra.
Una carrellata di immagini rese magistralmente da una regia ineccepibile ed una fotografia senza pari.
Tutto il film è in bianco e nero, ad eccezione del cappotto arancio di una bambina e delle fiammelle di un paio di candele.
Il primo ci riporta alla morte, all'orrore della guerra che porta via con se ogni gioia, il secondo alla speranza e alla continuità della vita.
I titoli di coda mi piacciono in modo particolare, scorrono sulle strade fatte di lapidi con il cielo che si riflette nelle pozzanghere...bellissimo.
Film del 1993, è tratto dal romanzo "La lista di Shlinder" di  Thomas Keneally.
Narra di come l'industriale Oskar Schindler utilizzasse gli ebrei come forza lavoro a basso costo per incrementare i profitti e fare affari con i nazisti.
Successivamente diventerà il salvatore di oltre 1100 persone strappandole alla morte nei campi.
Le interpretazioni di Liam Neeson,  Ben Kingsley e Ralph Fiennes (rispettivamente Oskar Schindler, l'ebreo Itzhak Stern e l'ufficiale tedesco Amon Göth) sono eccellenti.
Meritatamente pluripremiato, ha consacrato Spielberg fra i migliori registi.

"Colui che salva una sola vita salva il mondo intero"

Old Boy

Film del 2003 diretto da Park Chan-wook.
Tratto dal manga omonimo di Nobuaki Minegishi e Garon Tsuchiya, è il secondo film della cosiddetta "trilogia della vendetta".
Trama: "Oh Dae-su è un uomo qualunque, di 30 anni, sposato e con una figlia. Un giorno del 1988 viene rapito del tutto inaspettatamente, senza saperne il motivo.
Viene rinchiuso in una piccola e squallida cella, dalla quale è impossibile fuggire. Dae-su distrutto fisicamente e soprattutto, solo e abbandonato, tenta il suicidio più volte e architetta un piano per scappare, il quale gli richiederà una preparazione lunga ed estenuante. Passa il tempo, quindici lunghi anni, e Dae-su non riesce minimamente a capire chi possa essere ad odiarlo a tal punto da tenerlo prigioniero senza una ragione plausibile.
Ma un giorno, inaspettatamente, viene liberato sul tetto del palazzo costruito nel luogo dove era stato rapito. Da quel momento in poi, la sua vita verrà consacrata unicamente alla ricerca di chi gli ha fatto tutto quel male e della ragione per la quale era stato rinchiuso: desidera vendicare se stesso per le atroci sofferenze infertegli (l'omicidio della moglie a lui attribuito, il rapimento della figlia e la sua successiva sparizione). Ma ben presto quella che apparentemente era la libertà si rivela essere soltanto, usando un'espressione di Dae-su, "una prigione più grande". Infatti il suo carceriere, Woo Jin, continua ad osservarlo ossessivamente e a guidare i suoi passi come se Dae-su fosse una marionetta nelle sue mani (per farlo usa mezzi come l'ipnosi). Woo Jin vuole che Dae-su scopra il motivo della sua prigionia e gli dà 5 giorni di tempo per risolvere l'enigma. Anche questo però non è concepito come una liberazione da parte di Dae-su, che vive la ricerca con sofferenza e affanno. Infatti la detenzione per 15 anni era solo l'inizio della vendetta di Woo Jin, che si attua nei 5 giorni successivi alla liberazione.
In questo arco di tempo Dae-su verrà a conoscenza di terribili verità e colpe da lui commesse inconsapevolmente che non avrà mai modo di espiare."
*da Wikipedia
Davvero difficile riuscire a clasificare questo film.
Il tema principale, ovviamnete, è la vendetta.
Quetsa però ci appare in diverse forme e sfumature.
La classica, che và servita fredda ed è quindi paziente, calcolatrice, non lascia nulla al caso e non concede sconti.
E la vendetta che ribolle nel sangue, impaziente ed aggressiva che desidera solo una cosa, sangue.
Entrambe sono nutrite dall'odio per un torto subito.
Passato e presente si rincorrono, si incontrano e si scontrano in un vortice emotivo poichè è nel passato che bisogna discendere per comprendere il presente.
E la terribile verità ne porta un'altra altrettanto terribile per la legge del contrappasso.
Lieto fine?
La vendetta non lo concede, l'unica possibilità di felicità è tramite l'oblio.
Vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2004, è stato definito daTarantino come «il film che avrei voluto fare».
In questo film la tecnica cinematografica accompagna magistralmente l'ottima sceneggiatura.
La violenza non è mai gratuita, ma segue molto bene le intenzioni e gli scopi.
I protagonisti sono caratterizzati perfettamente sia nell'ambito estetico che psicologico.
Le associazioni oniriche e i gesti grotteschi (come la visione delle formiche, il tentativo di mangiare un polpo vivo e il ghigno/sorriso a specchio del dipinto) ci affascinano ed aiutano nella comprensione e i tocchi di humor nero e stratagemmi alla "Assassini nati" (come la linea di puntamento tra il martello e la testa o la strage in pianosequenza) ci fanno affezzionare.

30 giorni di film

30 giorni di Film
Preso dal blog di Automaticjoy, ecco i miei trenta giorni di film.
Ovviamente non per tutti i film è un assoluto, talvolta ho preferito selezionare film inusuali o anche datati che ritengo importanti e apprezzabili tutt'ora che magari non tutti conoscono.
Per altri ho segnalato più film, perchè in un giorno possiamo vederne più di uno u_u (meglio dire che era difficile scartare talune scelte...)
Inziamo dunque:
Giorno 1 - Il tuo film preferito: Departures ( 2008 - Yōjirō Takita)
Giorno 2 - Un film che odi: Gangs of New York (2002 - Martin Scorsese)
Giorno 3 - Un film che guardi per tirarti su: Il castello errante di Howl (2004 - Hayao Miyazaki)
Giorno 4 - Un film che guardi per deprimerti: Il velo dipinto (2006 - John Curran)
Più che deprimermi mi intristisce molto, la lacrima cade sempre.
Giorno 5 - Un film che ti ricorda qualcuno: Qui non ho risposta.
Giorno 6 - Un film che ti ricorda un posto in particolare: Corte sconta detta arcana (2002 - Pascal Morelli)
Mi ricorda il viaggio in treno fatto quando sono andata in Russia, partenza da Mosca e arrivo a S. Pietroburgo.
Giorno 7 - Un film che ti ricorda il tuo passato: Via col vento (1939 - Victor Fleming); Il piccolo Lord (1980 - Jack Gold)
Film diversissimi: il primo perchè ci fù un periodo che io e mia sorella lo guardavamo quasi ogni pomeriggio quando non avevamo altro da fare (lo so, è da ricovero); il secondo è una pietra miliare dei mie Natali passati (mi sento un pò  Ebenezer Scrooge), da vedere rigorosamente sempre in questa festività.
Giorno 8 - Il film con il miglior monologo: Il grande dittatore (1940 - Charlie Chaplin); V per vendetta (2005 - James McTeigue); Scent of woman (1992 - Martin Brest)
Qui è stato davvero difficile, ho voluto proporvi questi tre monologhi che ritengo davvero eccezzionali per il messaggio che trasmettono, il primo a favore della fratellanza, il secondo contro l'oppressione e il terzo per il rispetto dei propri principi.
Giorno 9 - Un film con il tuo attore preferito: Assassinio sull'Orient Express (1974 - Sidney Lumet) Sean Connery; La tigre e il dragone (2000 - Wo hu cang long) Chow Yun-Fat; Le ali della libertà (1994 - Frank Darabont) Morgan Freeman
Anche qui difficile, poichè non ho un attore preferito ma una schiera di ottime interpreazioni; non biasimatemi vi prego.
Giorno 10 - Un film con la tua attrice preferita: La vie en rose (2007 - Olivier Dahan) Marion Cotillard
Giorno 11 - Un film con il tuo regista preferito: L'estate di Kikujiro (1999 - Takeshi Kitano)
Più che "con" forse si intendeva "del", ma con questa scelta occontento ambo i sensi.
Giorno 12 - Un film nel quale ti sarebbe piaciuto recitare o dirigere: Il labirinto del fauno (2006 - Guillermo del Toro)
Giorno 13 - Un film che meriterebbe l'Oscar: Quarto potere (1941 - Orson Welles)
Meritava sicuramente il premio per la miglior regia, purtroppo vinse solo quello per la miglior sceneggiature originale.
Giorno 14 - Un film che nessuno si aspetta possa piacerti: La corazzata Potemkin (1925 - Sergej Michajlovič Ėjzenštejn)
Giorno 15 - Un film al quale vorresti somigliasse la tua vita: Il favoloso mondo di Amélie (2001 - Jean-Pierre Jeunet)
Giorno 16 - Un film che hai amato, ma ora odi: Twilight (2008 - Catherine Hardwicke)
Più che amato, l'ho trovato gradevole al cinema, ma decisamente esilarante e banale nella visione casalinga successiva.
Giorno 17 - Il tuo film drammatico preferito: Magnolia (1999 - Paul Thomas)
Giorno 18 - La tua commedia preferita: Frankenstein Junior (1974 - Mel Brooks)
Sarò banale in questo caso, ma Igor e frau Blucher chiamano ...
Giorno 19 - Il tuo film d'azione preferito: Hero (2002 - Zhang Yimou)
Giorno 20 - Il tuo film romantico preferito: Ragione e sentimento ( 1995 - Ang Lee)
Giorno 21 - Il tuo film fantasy preferito: Intervista col vampiro (1994 - Neil Jordan)
Giorno 22 - Il tuo film horror preferito: Freaks (1932 - Tod Browning)
L'horror non è un genere che seguo, ne ho visti davvero pochi.
Mi sento però di consigliare questo film inusuale e semi sconosciuto oggigiorno che creò molto scalpore all'epoca, censurato (con scene molto forti haimè andate perdute) e escluso dalla proiezone per anni.
Giorno 23 - Il tuo thriller preferito: M - Il mostro di Düsseldorf (1931 - Fritz Lang)
Qui ne avrei tanti, ma la mia scelta è ricaduta su quest'ottimo film che merita più risonanza.
Giorno 24 - Il tuo film d'animazione preferito: Il mio vicino Totoro (1988 - Hayao Miyazaki); Il re leone (1994 - Roger Allers e Rob Minkoff)
Giorno 25 - Il tuo film documentario preferito: La marcia dei pinguini (2006 - Davis Guggenheim)
Giorno 26 - Il tuo film preferito in lingua straniera: La passione di Cristo (2004 - Mel Gibson)
Giorno 27 - Il tuo film indipendente preferito: The missing gun (2002 - Lu Chuan)
Giorno 28 - Il film più assurdo tu abbia mai visto: Strade perdute (1997 - David Lynch); Un chien andalou (1929 - Luis Buñuel)
Giorno 29 - Il tuo film preferito da bambino: Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (1971 - Mel Stuart)
Giorno 30 - Il tuo film preferito l'anno scorso: Il discorso del re (2010 - Tom Hooper)

I Racconti di Terramare

Film d'animazione del 2006 diretto da Goro Miyazaki.
Trama by Studio Ghibli Essential: "Il mondo di Terramare sta perdendo il suo equilibrio, gli uomini dimenticano le loro attitudini personali, i draghi entrano in lotta tra loro e appaiono sul territorio da sempre scelto dagli uomini, in tempi antichi infatti "Uomo e Drago erano una cosa sola. L'uomo per brama di potere scelse la Terra e il Mare, Il Drago scelse Vento e Fuoco". Il grande mago Sparviere intraprende un viaggio per cercare la causa della rovina che lo porterà a incontrare il giovane principe Arren che scappa dal suo regno dopo aver ucciso il padre in un momento di follia senza apparente motivo. Sul loro cammino incontrano la giovane e misteriosa Therru dal volto segnato dalla violenza degli uomini e la vecchia amica di Sparviere, Tenar che li accoglierà nella sua casa. Insieme lotteranno contro il mago Aracne, che vuole impadronirsi della vita eterna aprendo la porta che divide il mondo dei vivi da quello dei morti. Un'epica battaglia sta per avere inizio: tra vita e morte, luce e tenebra... non possono esserci le une senza le altre... e i nostri protagonisti dovranno fare i conti con questo basilare equilibrio che tiene vivo il mondo e tutti gli esseri viventi."
Aspettative e scetticismo hanno fin da subito circondato questo film.
Aspettative perchè Studio Ghibli è ormai sinonimo di garanzia di qualità; scetticismo perchè alla regia troviamo per la prima volta il figlio d'arte di Hayao, Goro.
Nell'ambito tecnico l'animazione è curata, ma a tratti, i fondali e le ambientazioni tolgono il fiato, ogni dettaglio è curatissimo, ma sono per la maggior parte statici.
Ad aggravare quelle che potrebbero anche essere state scelte ponderate (anche se non mi spiego come mai un castello non sia affatto presidiato, le guardie le troviamo tutte comode a banchettare mentre Therru entra facilmente nella fortezza) qualcosa non va nella narrazione...
Nonostante l'apparenza, la trama (liberamente ispirato ai romanzi "L'isola del drago" e "I venti di Earthsea" della scrittrice statunitense Ursula K. Le Guin) è ricca di significati molto profondi, anche riguardanti la complessità dell'animo umano (se consideriamo il personaggio di Arren, qui molti psicologi protebbero scrivere un trattato), ma non sono argomentati con chiarezza.
Troviamo lacune nei chiarimenti che quasi non ci sono, per capire alcune cose si va ad intuito e neanche si è sicuri di trovare la giusta spiegazione.
E' anche vero che veniamo forniti di informazioni parziali come l'episodio che accomuna Tenar e Sparviere, Le Tombe di Aduan, viene solo citato lasciandoci molto curiosi in merito; curiosità che viene accentuauta dai commenti poco garbati delle due signore pettegole che vanno da Tenar che ci fanno ulteriormente chiedere "Ma Tenar chi era realmente prima di decidere di fare la contadina?"
Prese singolarmente talune sequenze sono meravigliose, ma l'insieme non si amalgama.
Un vero peccato....
Nota di merito va alla colonna sonora che aiuta a sottolineare le atmosfere ed è tecnicamente particolare, infatti vi sono suoni derivati da strumenti molto inusuali e antichi, ottimizzati dall'ausilio delle nuove tecnologie.

Milk

Milk è un film biografico del 2008 diretto da Gus Van Sant.
Questo racconta la vita di Harvey Milk, primo gay dichiarato ad essere eletto ad una carica politica negli Stati Uniti, assassinato nel 1978.
Storia di speranza, speranza per un mondo in cui non si debba aver paura di mostrarsi agli altri per quello che si è, di poter vivere civilmente e seranemte nella società.
Innanzi a a noi c'è un uomo che prende coscienza di voler vivere i sui sentimenti liberamente e pian piano diventa il punto di riferimento, l'ancora di salvezza, la guida e il sostenitore del movimento gay di S. Francisco.
La regia è semplice, efficace.
Ci accompagna senza ridondare, aiutandoci a comprendere innanzitutto la situazione dell'epoca (si apre infatti con immagini di repertorio che mostrano le persecuzioni dei polizziotti a danno degli omosessuali) e ci toglie ogni margine di speranza futura con il successivo annuncio della morte di Milk.
Ed eccolo, solo, consapevole della possibilità di una morte prematura, che ci guida con il racconto attraverso la sua storia.
Così torniamo indietro, al giorno del suo quarantesimo compleanno, in cui incontra una ragazzo, Scott, e insieme a lui uscirà dall'ombra per cercare di vivere liberamente e serenamente.
Un meritatissimo Oscar a Sean Penn per questa sua interpretazione, supportata da personaggi altrettanto carismatici (Scott Smith, interpretato da James Franco, Cleve Jones, interpretato da Emile Hirsch, e Dan White, iunterpretato da Josh Brolin, l'ex consigliere comunale, che guidato dalla sua omofobia assassinò Milk e il sindaco Moscone).
La fotografia, come la regia, non è mai ridondante, accompagna le immagini esaltanto le atmosfere e gli umori.
Un film da non perdere.
"Senza la speranza la vita non vale la pena di essere vissuta"

Orlando

Orlando è un film del 1992 diretto da Sally Potter, tratto dall'omonimo romanzo di Virginia Woolf.
Nel tardo XVI secolo, la regina Elisabetta I d'Inghilterra ordina al giovane nobile Orlando di rimanere per sempre giovane in cambio della sua inveastitura come cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera e di garanzie sul mantenimento della sua fortuna. Orlando obbedisce. Hanno così inizio le sue avventure attraverso secoli di storia inglese, che gli permetteranno di conoscere una grande varietà di esperienze, positive e negative, tra cui anche il cambio di sesso.
Premettendo che non ho letto il libro, posso dire che il film è alquanto particolare.
Naturalmente la trama fa la sua parte.
Quello che in primis colpisce, ed avviene già nella prima scena, è il rapporto confidenziale che il protagonista assume con lo spettatore rivolgendosi direttamente ad esso.
Troviamo un giovane lord di bell'aspetto, dai tratti androgini, e di buona famiglia che nel trascorrere il tempo vive molteplici esperienze, positive e negative, che lo porteranno a maturare.
In generale ci sono due momenti salienti: il primo è la delusione amorosa che lo porta ad un sonno lungo una settimana al cui risveglio ha la consapevolazza di non poter più considerare degno l'essere  femminile; il secondo è la visione ravvicinata di ciò che comporta la guerra nel rapporto fra esseri umani, e il nuovo sonno prolungato lo porta invece ad un mutamento fisico, infatti si rivesglia donna.
Una vena decisamente sarcastica se consideriamo cosa gli aveva porato la delusione amorosa ma che al contempo gli apre lo stesso mondo da diverse prospettive.
La particolarità della trama, alquanto originale e audace, e seguita da una regia e da ambientazioni pulite.
Niente è troppo, tutto è focalizzato per apprezzare e comprendere ciò che Orlando vive.
Un film da non sottovalutare e da guardare almeno una volta.....

The Fall

The Fall è un film del 2006 diretto da Tarsem Singh.
Los Angeles, a cavallo fra i Dieci e i Venti del secolo scorso. In un ospedale, uno stuntman ricoverato in seguito a un incidente, depresso a causa della possibile paralisi e di un amore andato male, e con una certa simpatia per la morfina, incontra una bambina con un braccio rotto. Nel tentativo di attirarne le simpatie e convincerla a rubare droga dall’infermeria, il potenziale suicida comincia a raccontare alla bambina una storia fantastica avente come protagonisti cinque eroi che cercano vendetta contro il potente e malvagio Governatore Odious. Cercando di non contraddire mai la piccola, l'attore cambia i particolari della storia quando vede che il suo pubblico non li gradisce. Nella mente della ragazzina fantasia e realtà si confondo sempre di più fino a quando...
Elogio alla fantasia, ecco cosa ci aspetta.
Ma badate, fantastico non è sinonimo di fiabesco.
L'emozione visiva è sicuramente prevalente, la fotografia eccellente e i costumi fortemente caratterizzanti.
Ma ciò che davvero colpisce è la scenografia, in cui tutte le location sono "incredibilmente" reali (trasportandoci in giro per il mondo).
Le inquadrature esaltano alla perfezione la bellezza dei luoghi e l'equilibrio dinamico delle azioni.
Purtroppo la narrazione talvolta singhiozza ed alcuni passaggi tra la realtà e il racconto immaginario a momenti non sembrano legarsi bene.
Comunque quello che alla fine resta è la contrapposizione tra il pessimismo e cinismo del protagonista, che ormai non ha più forza e ragioni per voler vivere o sperare nella felicità, e la voglia di avventura e di assaporare la vita di Alexandria, che remore da esperienze di vita dure cerca l'affetto e la felicità nel ropporto con gli altri e nell'immaginazione.
Interessante anche la miscela di personaggi e riferimenti pluriculturali magistralmente e armonicamente combinati.
Affascinante la sequenza finale con acrobazie degli stuntman degli albori del cinema (anche se il monologo di sottofondo ne rovina la magia).


Di seguito vi propongo la scena della "Danza Rituale" (vediame se indovinate quale film mi ricorda...)

Master And Commander - Sfida ai confini del mare

Bellissimo film del 2003 diretto da Peter Weir.
Tratto dalla saga storica di Patrick O'Brian, narra le vicende del capitano Jack Aubrey (interpretato da Russell Crowe) e del medico di bordo, nonchè amico, Stephen Maturin (interpretato da Paul Bettany).
Il titolo del film deriva da quello di due romanzi storici della serie di Patrick O'Brian.
Il primo episodio del ciclo letterario si chiama proprio "Master and Commander" in riferimento al grado attribuito ai capitani al loro primo comando sul mare; mentre il sottotitolo del film "Ai confini del mare" è il nome del decimo romanzo della serie.
Non esiste un romanzo della serie di O'Brian che abbia una trama perfettamente coincidente con quella del film di Peter Weir. Lo stesso regista ha, tuttavia, curato la sceneggiatura in modo da ricalcare in innumerevoli occasioni eventi avvenuti nei romanzi storici da cuiil film è tratto.
La trama è equilibrata e si divide tra ricchi momenti d'azione e squarci di vita di marinai ed ufficiali.
Ben rappresentata anche l'amicizia tra il comandante e il dottore, due personalità diverse, quasi contrapposte, che insieme trovano comunque un equilibrio.
Regia fenomenale ed inquadrature di panorami mozzafiato (ammetto che in alcuni momenti avrei voluto essere sulla nave *o* ... anche se soffro il mal di mare), si mantiene comunque fondamentalmente semplice sostenuta innanzitutto dai contenuti, dall'abilissima prova degli attori, da una magnifica fotografia, da splendide scenografie (la nave e le isole Galapagos sono meravigliose) e costumi.
Un film di carattere, in cui si alternano avventura, azione, amicizia ed anche tristezza ...
Un merito speciale va anche alla colonna sonora, la quale accompagna magistralmente il film accentuando l'atmosfera e il phatos.

Non potete non vederlo.


Trailer del film

Nightmare Before Christmas

Uno dei migliori film di Natale di tutti i tempi.
Film d'animazione del 1993 ideato e prodotto da Tim Burton ma diretto dall'altrettanto straordinario Henry Selick.
Realizzato con la tecnica stop-motion, è una favola nera che ci trasporta nel mondo della festa di Halloween abitato da mostri sorti da ogni genere di paura e leggenda.
Lì il re delle zucche Jack Skeletron, ormai stanco della solita routine e tormentato da un vuoto interiore, trova una nuova ragione di essere quando scopre il regno del Natale.
Con rinnovato entusiasmo creerà il suo Natale, con le conseguenze e i malintesi del caso.....
Rapirà Babbo Natale (qui definito Aragosta o Babbo Nachele in merito ad un gioco di parole nella versione inglese; infatti quando Jack sente il nome Santa Claus capisce Sandy Claws: quest'ultima parola vuol dire artigli) e si sostituirà ad esso consegnando regali dal gusto tenebroso che appartiene agli abitanti del regno di Halloween, ma non è meritevolmente apprezzato dai bambini che li ricevono.
Tra funesti presagi, rapimenti e liberazioni rocambolesche, Jack ritroverà la sua vera natura, la sua raison d'etre e, con rinnovato entusiasmo porrà rimedio ai suoi guai e ai suoi tormenti.
 Regia splendida, storia originale ed intrigante ed un caracter design singolare fanno di questo film un gioiello dell'animazione.
Splendida la colonna sonora che nella versione italiana è stata curata ed interpretata magistralmente da Renato Zero (ebbene si u_u).
Film da vedere e rivedere che spalanca le porte dell'immaginazione e lascia sempre il sorriso.
Qui di seguito vi propongo "Re del blu, re del mai" in cui Iack espone la sua amarezza e il suo vuoto esistenziale e "Cos'è?" dove scopre il regno del Natale.
Buona visione e, essendo in tema, Buone Feste.

Gli Intoccabili

Film del 1987, diretto da Brian De Palma e con un cast d'eccezzione: Sean Connery (che con l'interpretazione del polizziotto Jim Malone guadagna l'Oscar), Robert De Niro, Kavin Costner, Andy Garcia.
Ambientato in una Chicago governata da Al Capone nel periodo del proibizionismo, narra la storia di Elliot Ness, l'agente del tesoro che con una cruenta lotta riuscì ad incastrare Capone.
Avvincente, Brian De Palma ci offre uno dei suoi migliori film in cui la splendida regia è supportata da altrettanto bellissime recitazioni.
L'atmosfera poi è valorizzata magistralmente dalle superbe e talvolta inquietanti musiche di Morricone.
La fotografia è una vera gioia per gli occhi.
La scena più famosa è senza dubbio quella della carrozzina (omaggio al capolavoro di Ejzenstejn "La Corazzata Potemkin") dove la tensione e l'apprensione coinvolgono completamente lo spettatore.
Ma senza dubbio l'inizio del film è una sequenza magistrale che apre ottimamente questo capolavoro; un'inquadratura dall'alto e un testo brillante dove ci viene ben presentato il ruolo, il carattere e l'influenza di Al Capone.
Se ancora non l'avete visto dovete assolutamente provvedere al più presto; ma mi raccomando, questo è il tipo di film che più lo si vede, più lo si apprezza scoprendo ogni volta dettagli e particolari nuovi.
Qui potete vedere la famosa scena della carrozzina...

Marie Antoinette

Sofia Coppola ci offre, forse, una delle interpretazioni più realistiche di chi doveva essere realmente Maria Antonietta.
Regina.....si, ma soprattutto un'adolescente, che si ritrova di colpo in un ambiente completamente diverso da quello in cui è cresciuta, stressata dalle continue pressioni materne e dalla corte, si sfoga come qualunque donna.....facendo shopping e mangiando dolci u_u.....
Un trionfo di colori in questo fresco ritratto accompagnato, magistralmente, sia da musica classica che da musica pop.
Diretto nel 2006, è considerato il terzo film della Trilogia sulla Giovinezza Inquieta (1999 - Il Giardino delle Vergini Suicide; 2003 - Lost in Traslation).
Tratto dalla biografia "Maria Antonietta: La solitudine di una regina" di Antonia Fraser.

Valzer con Bashir

Film d'animazione del 2008 scritto e diretto da Ari Folman.
"Una sera, in un bar, un vecchio amico racconta al regista un sogno che tormenta le sue notti: viene inseguito da 26 cani feroci. Tutte le notti, lo stesso numero di cani. I due concludono che sicuramente questo ha a che fare con la loro esperienza comune nell'esercito israeliano durante la prima guerra del Libano, all'inizio degli anni Ottanta."
E' questo il presupposto che spinge il protagonista, lo stesso regista, ad una ricerca del prprio passato.
"puoi dimeticare il passato, ma il passoto non si dimentica di te"
Assolutamente da non sottovalutare o relegare tra le seconde scelte.
Questo è un film drammatico, che mischia flashback, interviste, ricerca (quasi come un documentario).
L'animazione scarna e priva di fronzoli rende fluida la visione d'insieme e permette una maggiore concentranzione sui dialoghi.
La scelta di questa tecnica espressiva (l'animazione appunto) favorisce lo sviluppo dell'onirico nelle scene dei ricordi che, manipolati dallo stesso inconscio a scopo protettivo contro i traumi, ci trasportano in situazioni fra il reale e l'assurdo.
Permette, inoltre, allo spettatore la visione dell'intero film; cerco di spiegarmi meglio, se le stesse scene ci venissero presentate con attori reali, come situazioni reali, sarebbe difficilissimo non restarne impressionati fin dall'inizio anche quel tanto che basta per farci decidere di smettere di guardare; l'animazione invece ci permette, senza però lasciarci indifferenti, di arrivare fino alla fine.
Ed è proprio alla fine che le nostre emozioni e le nostre coscenze vengono smosse profondamente, quando improvvisamente dall'animazione ci ritroviamo vere e prorie immagini di repertorio.
Crude, prive di moralismo e di retorica, ma profondamente reali e schiaccianti.


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